Nella nostra scuola d'infanzia l'educazione si basa su tre colonne

- un ambiente adatto e curato;
- il ritmo nella progettazione e svolgimento della giornata, settimana, mese, stagione e anno;
- l’autoeducazione che ogni maestra pratica al fine che tutto quello che i bambini vedono fare sia degno di essere imitato da loro.

UNA GIORNATA IN ASILO

Oggi è il giorno del pane, la maestra prepara già dalla mattina presto tutto il necessario: la grande tavola di legno per impastare, il barattolone di vetro con la farina, la grande ciotola per mescolare, la tazza rosa per il lievito, la bottiglia dell’olio, il sale, il miele, l’acqua calda e fredda. Dopo l’accoglienza dei bambini, dopo che tutti hanno mangiato un po’ di frutta e pane e bevuto la tisana, la maestra inizia a comporre l’impasto, nominando uno ad uno tutti gli ingredienti:

La farina, il lievito, un filino d’olio e un pizzico di sale,
impastiamo bene il pane, lungo lungo, tondo tondo,
lo mettiamo dentro al forno.

Poi comincia ad impastare, immergendo le mani nella massa calda e morbida, cantando storie di antichi mestieri e ritmi stagionali. Dopo aver impastato a sufficienza, la maestra rovescia sulla tavolozza una bella pasta tonda tonda, un bambino le porge un canovaccio caldo e una coperta per avvolgere il “bambino”, come chiama la maestra l’impasto – e proprio di  un essere vivo si tratta – che ora per crescere bene deve riposare al calduccio. I bambini aiutano la maestra a riordinare tutti gli oggetti usati per la preparazione del pane, poi si va tutti in bagno, anche la maestra si lava le mani.

Ora ci si raduna tutti nel Castello (il cerchio di sedie dove stare seduti tutti insieme): è il momento del saluto mattutino. Un bambino scelto della maestra prende il tavolino insieme alla tovaglietta piegata ordinatamente, lo porta al centro della piazza del Castello e vi stende sopra la tovaglietta. La maestra porta sul tavolo tutto ciò che serve: la candela e la campanella. Il portone del Castello si chiude e la maestra canta:

I piedini vanno in su,
i grembiulini vanno in giù,
la bocca è cucita col filo d’oro.

I bambini siedono composti, con i grembiuli in ordine e in bel  silenzio: solo così la maestra può iniziare il rito del saluto. Estrae i  fiammiferi dalla tasca del suo grembiule e accende la candela. Regna un silenzio pieno di attesa,vivo , l’unico suono percepibile è il respiro dei bambini. A questo punto la maestra prende la campanella e nomina uno ad uno tutti i bambini, un rintocco per ogni nome, e l’incontro silenzioso di sguardi sancisce il saluto tra il bambino e la maestra.  Ora si canta tutti insieme e la maestra fa suonare allegramente la campana a tempo:

Din din din din l’orologio del mattin,
Din din din din ci risveglia pian pianin,
Din din din din din din din din.

Ci si stringono le mani e si recita in coro:

Con i miei occhi contemplo il mondo,
il magnifico mondo di Dio,
e grato sia il mio cuore,
per poter vivere in questo mondo.
Che io possa destarmi nella luce del giorno,
e possa riposare di notte, nella beatitudine di Dio.
Buongiorno bambini, piccini e grandini.

Al primo bambino salutato dalla maestra, spetta il compito di spegnere la candela con lo spegnicandela. Il bambino più grande porta via il fiammifero bruciato, la maestra riordina gli oggetti sul tavolino, e il bambino che si era occupato di portare il tavolino piega adesso accuratamente la tovaglietta riponendo il tavolino al suo posto. Il tutto si svolge senza parlare, ma come sempre intonando un bel canto:

Al mattino presto presto, quando ancora noi dormiam,
tu di già fai capolino e ci vieni ad osservar.
Sole caldo sole d’oro ora noi ti ringraziamo,
ringraziamo il tuo lavoro e domani ti aspettiam.

Qui si conclude il momento del saluto, a cui segue il girotondo. Si tratta di un gioco ritmico guidato dalla maestra, che racconta una storia recitata e cantata, sempre diversa nel corso dell’anno in base allo svolgersi delle stagioni, rappresentata in cerchio dai bambini.  È un primissimo approccio al teatro, si usano travestimenti e piccoli oggetti scenici (mantelli, corone, spade…). Finito il momento del girotondo, come sempre prima di cominciare un’altra attività, si riordina e ci si siede nuovamente nel Castello, ognuno al suo posticino. La maestra canta:

Io sono una lumaca e non un topolino,
mi piace andare a spasso nel sole del mattino,
ma se viene la pioggia chi ci consolerà,
ed uno e due e tre, bambini venite con  me,
nella mia casa starem come i re.

I bambini sanno che questo momento scioglie il Castello, ognuno porta la sua sediolina ai lati della classe, che si trasforma così in una Sala d’aspetto. È giunto il momento di preparare il lavoro:  i bambini più grandi sistemano i tavoli, poi la maestra li chiama tutti uno ad uno per sedere al tavolo; un aiutante distribuisce una manciata di farina a ogni bambino e poi porta a tutti un pezzettino di impasto, che la maestra aveva scoperto e diviso. La maestra si alza, prende la campanella del lavoro, la suona e annuncia “Buon lavoro!”. I bambini iniziano a manipolare e  impastare, anche la maestra lo fa con il suo pezzo più grande e canta:

Quando fuori è notte fonda e i fornai cantan così:
con farina acqua e sale un bel pane noi facciam,
siamo i re della farina, chi vuol pane venga qua.

Man mano che i bambini finiscono di dar forma al loro pane, lo ripongono sulla grande tavolozza di legno che la maestra ricopre nuovamente mentre i bambini vanno in bagno a lavarsi. Poi tutti tornano in Sala d’aspetto.

Ora la maestra apre gli scrigni, da cui vengono scelti alcuni giochi: teli colorati, corde, corone realizzate all’uncinetto, costruzioni di legno naturale, mollette e biglie, pigne e conchiglie, pentolini di rame, un servizio da tè. Ora i bambini devono solo “farsi trovare”, che significa essere composti al proprio posticino pronti per giocare. Uno a uno la maestra li chiama e inizia il gioco libero, che dura circa due ore. Grande importanza riveste questo momento della giornata, tanto da essere considerato l’attività artistica principale del bambino in questa fascia d’età. Qui si svolge il processo creativo di trasformazione di tutte le impressioni e informazioni che il bambino riceve dal suo ambiente di vita. Senza il gioco libero il bambino non sarebbe in grado di digerire e utilizzare per la sua crescita tutti gli stimoli che gli vengono proposti dall’ambiente. Finito il tempo del gioco, la maestra canta “È l’ora di mettere a posto…” e i bambini insieme alla maestra ripongono tutti i giochi al loro posto: è il gioco del riordino. Durante il tempo del gioco, alcuni bambini si sono impegnati in attività “socialmente utili”, come la sistemazione e l’apparecchiatura della sala da pranzo e la raccolta dei bavaglini. Finito il riordino dei giochi, ci si ritrova tutti in Sala d’aspetto e insieme alla maestra si va in bagno cantando la canzone del bagno. Tornati in classe è ora di indossare i bavaglini e bere prima del pranzo: uno tra i bambini grandi, scelto dalla maestra, fa il cameriere con il compito di portare a ogni compagno il bicchiere su un vassoio, poi raccoglierli nuovamente e sistemare. Tutti insieme si fa il saluto del pranzo:

I piedini sulla scaletta e la bocca stretta stretta…
Abbiamo giocato, abbiamo cantato
e adesso tutti insieme in sala da pranzo andiamo.
Ci si prende per mano e si recita:
Terra, tu il cibo hai dato,
Sole tu l’hai maturato.
Cara Terra, Sole amato,
il mio cuor vi è tanto grato.
Buon Appetito a tutti!

La maestra prende i bambini per mano e cantando li guida in sala da pranzo. Quando tutti i bambini sono seduti, viene nominato il cameriere che serve i bambini a tavola, dal più piccino al più grande. Dopo il pranzo si beve di nuovo, si sistemano i bavaglini e si va in bagno. Ora i piccoli e i mezzani vanno a riposare nella classe, mentre i grandi, dopo aver aiutato la maestra al riordino della sala da pranzo, oggi, che è il giorno del pane, possono vedere la maestra che inforna tutti i panini, le stanze si riempiono del profumo del pane, la maestra li confeziona in sacchetti di cotone e i bimbi la aiutano a distribuire. Terminata la distribuzione, si mettono le scarpe e vanno in giardino. Man mano che i piccoli si svegliano, raggiungono gli altri bambini in giardino. È quasi l’ora dell’arrivo dei genitori, ma prima di abbondarci al loro dolce abbraccio diamoci un ultima volta le mani, per salutare i nostri compagni e la maestra:

Dal cuor degli angeli
aria acqua e sole
piovono balsami dentro ogni fiore
e da te nascano gioie e gioielli
che luce irradino sui tuoi fratelli.
Arrivederci a domani mattina!